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Il ginocchio della lavandaia

In medicina è molto frequente l’uso dell’eponimo per definire una patologia. La parola eponimo significa soprannominato e deriva dalla fusione di due parole greche: epi che vuol dire sopra e onyma che vuol dire nome. Generalmente l’eponimo si riferisce ad un nome proprio che, quasi sempre è quello dello scopritore, ma può essere anche quello del divulgatore di una determinata scoperta o di un paziente, esemplificando così la definizione di una malattia.

Il ginocchio della lavandaia 01Con l’andar del tempo se ne fece un uso più estensivo riferendosi anche a mestieri e professioni o attività sportive come ad esempio: il gomito del tennista, la lombalgia del camionista eccetera.
Anche il gossip vanta il suo eponimo con “la frattura dell’amante”, che è quella del tallone riportata dall’amante quando, in fuga precipitosa dalla finestra all’arrivo improvviso e inaspettato del marito dell’amata, atterra sul terreno.
Questo uso ha reso comprensibile anche ai profani una malattia o una sindrome , senza dover ricorrere alla terminologia scientifica che è spesso di difficile interpretazione dalla maggior parte delle persone.
Quando io dico: gomito del tennista tutti capiscono di cosa si tratta se invece usassi la terminologia medica e dicessi: epicondilite omerale in molti si chiederebbero cosa significhi.
E così anche la borsite prepatellare ha il suo eponimo nel:

Il ginocchio della lavandaia 02Il ginocchio della lavandaia
Il giocatore di golf ed il giocatore di tennis si sono conquistati, nel tempo, un posto nel grande mondo dell’Ortopedia.
La lavandaia, che non voleva essere da meno, desiderava avere un posto anche lei.
Il gomito, ahimè, era già occupato nel lato mediale dal golfista, nel lato laterale dal tennista; quale importante articolazione le rimaneva se non il ginocchio?
Fu così che anche lei, prima che altri lo facessero, si conquistò un posto nei trattati di Ortopedia con “il ginocchio della lavandaia”.
Con il trascorrere degli anni si assisteva ad una tale evoluzione tecnologica che la figura della lavandaia andò via via perdendo il suo ruolo finchè, l’avvento della lavatrice, ne decretò la fine.
Rimanevano i piastrellisti ed i preti i quali ultimi accampavano il diritto ad avere un loro ginocchio, il cosidetto “ginocchio dell’orante”.
Tuttavia, nonostante fosse religiosamente sponsorizzato, quest’ultimo non ebbe molta fortuna ed il ginocchio della lavandaia mantenne e mantiene tuttora inalterata la propria fama.
Detta così sembra una storiella, in realtà è la storia di una patologia che si chiama in medichese: borsite prepatellare o prerotulea ed è causata da traumi ripetuti alle ginocchia dovuti al frequente e protratto inginocchiamento.
Dalle immagini nel testo si vede chiaramente la dura pietra sulla quale si inginocchiavano le nostre lavandaie e la loro caratteristica posizione.
Per comprendere questa patologia è opportuno qualche richiamo di anatomia:
l’articolazione del ginocchio è costituita dalla porzione distale del femore e dalla porzione prossimale della tibia, lateralmente abbiamo il perone che non ha funzione articolare; detta articolazione è protetta dalla “capsula articolare”, una specie di involucro fibroso ed impermeabile, mentre all’esterno si trovano alcune borse sierose che non sono altro che sacche fibrose contenenti una piccola quantità di liquido lubrificante con funzione anti-attrito.
Al davanti c’è la rotula, osso sesamoide inserito nel tendine del muscolo quadricipite, che poggia, posteriormente, sull’articolazione del ginocchio con l’interposizione di un cuscinetto adiposo, mentre anteriormente, con l’interposizione di una borsa, è a contatto della pelle; questa borsa ha la funzione di ridurre l’attrito tra la pelle e l’osso.
E adesso veniamo al dunque: si definisce, nel nostro caso specifico, borsite un’infiammazione della borsa prerotulea con aumento del proprio contenuto liquido, a carattere flogistico, che riconosce la propria eziologia in una compressione prolungata e reiterata contro una superficie dura come la pietra del lavatoio, il pavimento per il piastrellista, l’inginocchiatoio per il religioso.
sintomi
*Dolore nella parte anteriore del ginocchio che si accentua con la digitopressione
*Difficoltà alla flessione o flessione dolorosa
*Tumefazione o gonfiore più o meno accentuato a seconda della quantità di liquido contenuto
diagnosi
Clinicamente facile, una ecografia ci dà informazioni sulla quantità di liquido contenuto, una radiografia ci esclude eventuali fratture.
rimedi
*Riposo, Ghiaccio, Doccia gessata o Tutore
*Aspirazione del liquido se di notevole entità
*Chirurgia nelle forme croniche o infette
prevenzione
*Ginocchiere imbottite, cuscino sull’inginocchiatoio
*Evitare la stessa posizione inginocchiata per troppo tempo
*Ghiaccio se il lavoro ha costretto a rimanere in ginocchio troppo a lungo

Prof. Mario Sgro

Primario emerito di Chirurgia toraco-addominale

Presidente di Mosaico Onlus

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