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Il farmacista da produttore a dispensatore di farmaci e consigli.

La professione del farmacista è antica quanto il mondo: ricercare i mezzi e i modi con cui curare l’uomo è la sua prerogativa. In questo momento storico così delicato, in cui viene messa in discussione la sua professionalità è ancora più importante ritornare alle radici di un’antica tradizione e capire come già duemila anni fa si siano poste le basi dell’arte farmaceutica.

La figura del farmacista è sempre stata a fianco del medico per il benessere, la prevenzione delle malattia ed il conseguimento della salute.

In modo ufficiale, la Farmacia nasce in Grecia, come la Medicina, da cui non è all’inizio disgiunta. Il fondatore è Ippocrate di Cos, figura semi-mitologica che ha avuto il merito di raccogliere nella sua opera il sapere medico del tempo, separandolo dalla religione. Nacque il concetto di FARMACO che ha etimologicamente due significati: medicamento e veleno; è ciò che riesce a modificare lo stato presente.

Successivamente Galeno riprese le teorie ippocratiche in chiave filosofica e sviluppò la ricerca di materie prime vegetali. Nel II sec d.C. a Roma nasce la prima Apoteca, la farmacia dell’antichità ove trasformare le materie prime per dare vita ai medicamenti: pochi e semplici come la posca (miscela di aceto e acqua a blanda azione antisettica), cataplasmi e irrigazioni di origine vegetale.

Altro autorevole farmacista fu Dioscoride che esercitò a Roma durante il regno di Nerone: il suo De Materia Medica è un erbario da cui attinsero a piene mani gli studiosi del Medioevo, periodo di relativo stallo nelle scoperte scientifiche in cui si riorganizzarono soprattutto le opere dei classici. Nacque la figura dello speziale, ovvero colui che aveva una bottega in cui si trovavano spezie ed erbe dalle quali si ricavavano medicamenti. In Italia intorno al 1200 nascono gli Statuti, raccolte di leggi per regolamentare determinate professioni. Nel caso degli speziali, gli Statuti stabilivano che il titolare doveva essere unico, dovevano essere sottoposti ad ispezioni, dovevano tenere un numero minimo di medicamenti, essere sempre reperibili, non avere cointeressi con i medici, tenere un armadio per oppio e veleni, e seguire i principi della Farmacopea per preparare i medicamenti. Per diventare speziale era necessaria dapprima solo la pratica, poi gli studi (in quella che sarà la futura Università) seguiti da cinque anni di pratica “a bottega” e il superamento di un esame. Dopo questo iter, si prestava giuramento davanti ai Commissari: “Giuro davanti ai Santi Vangeli di Dio che preparerò e farò preparare tutti i medicamenti, gli empiastri e le medicine bene e in modo conforme alle leggi, traendoli dalle usuali spezie coscienziosamente, senza frode; e, se non posso trovare alcune spezie, ne impiegherò altre al posto di quelle.”

Lo speziale quindi si impegnava a preparare i medicinali secondo un determinato standard. I più famosi erano la Polvere corallina per i denti, il Balsamo di Gerusalemme per i dolori, il Balsamo del Cornet per la maturazione dei foruncoli e, infine, il rimedio principe di tutti i tempi, la Teriaca. Questo antico medicamento, creato da Crateva, medico di Mitridate re del Ponto, modificata da Andromaco, medico di Nerone, perfezionata da Galeno e dai vari luminari nel corso dei secoli era composta da più di settanta componenti. Inizialmente era un antidoto al veleno di serpente,ma venne poi consigliata come “panacea” per tutti i mali tanto che sulla sua etichetta si legge:” Per risanar malati, per preservare i sani” , la sua preparazione avveniva davanti alle massime autorità e prevedeva un complesso rituale. Il declino della Teriaca si ha nell’800, dopo duemila anni di storia, soppiantata dalle scoperte scientifiche. Farmaco miracoloso o illusione? Comunque vada, essa non ha trovato nei secoli successivi nulla che possa eguagliarla per fama e virtù!

Le scoperte dei più importanti principi attivi avviene tra la seconda metà dell’Ottocento (sintesi dell’acido acetilsalicilico) e nel Novecento con lo sviluppo della microbiologia, poi con le scoperte degli antibiotici (Pasteur scoprì la penicillina) e molte molecole innovative.

Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, vi erano le Società di Mutuo Soccorso, nate per sopperire alla tutela, anche sanitaria, dei lavoratori. Queste, all’inizio del Novecento, diventeranno Casse Mutua delle diverse corporazioni. La farmacia iniziava a dispensare medicinali per conto delle Mutue, anche se i farmaci in commercio non erano molti e spesso il farmacista preparava medicamenti su ricetta magistrale.

La vera rivoluzione nell’assistenza sanitaria si ha nel secondo dopoguerra: nel 1948 la Costituzione sancì il diritto alla salute per tutti i cittadini. La farmacia erogò un numero maggiore di servizi, diventando un punto sanitario fondamentale. Nel 1978 il Servizio Sanitario divenne Nazionale, comparvero le fustelle per un maggior controllo, anche qualitativo oltre che amministrativo, dei farmaci. Si ebbe l’immissione in commercio di quasi tutte le molecole oggi esistenti ed un’attenzione non solo verso la cura, ma anche verso la prevenzione.

A testimonianza dell’evoluzione della farmacia c’è anche l’attrezzatura di cui è dotata. Nel retrobottega di una farmacia anche solo di cento anni fa c’erano strumenti che nella loro semplicità volevano sostituirsi ad un’industria inesistente: vasi per misurare, mortai, alambicchi, macchine per il vuoto. Oggetti che oggi sarebbero quasi tutti solo decorativi,anche se ancora oggi vi è una dotazione obbligatoria e spesso utilizzata: bilance (elettroniche e manuali), vetreria, mortaio con pestello,spatole ecc… Anche se oggi si tende adare più importanza a macchine per autodiagnostica o apparecchiature di altro tipo, il laboratorio è ancora presente e funzionante, anche se ha una funzione diversa rispetto ad una volta: l’industria produce tutto ciò di cui necessitiamo e con elevati standard qualitativi.

Ma chi era e chi è il farmacista?Alchimista e stregone nell’antichità, notabile dedito a studi e affari nel Medioevo, sempre più al centro della scena tanto che nel Settecento il commediografo Carlo Goldoni lo prendeva in giro nelle sue commedie facendo pronunciare allo speziale Fabrizio una pesante lamentela: “Signor Ippocrate, signor Galeno, io vi voglio essere buon servitore, ma poco desino, ma poco ceno col miserabile vostro favore. Oh che si ammalino ben presto gli uomini, o i miei barattoli mi mangio ancor! Oh! La passiam pur male! Nel borgo uno speziale poco può guadagnar; se vi è qualcuno ricco di facoltà, manda alle spezierie della città. E i villani? I villani, primo, si ammalan poco e poi, se per disgrazia, han qualche male: l’orto, il pozzo e la dieta è il loro speziale…”Per la serie corsi e ricorsi storici: anche allora si sentiva la differenza tra farmacie rurali e farmacie urbane!

Oggi,nonostante la farmacia si sia evoluta, ogni frammento del suo passato è un tassello fondamentale per comporne l’attuale mosaico. Nella farmacia moderna, studio e aggiornamento devono andare di pari passo con il rapporto umano che rappresenta il vero punto di forza della nostra professione.

 

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