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Curarsi o mangiare? La scelta quotidiana di 100 milioni di persone

Senza un sistema sanitario universale come quello italiano, in molti Paesi i pazienti sono costretti a sostenere delle spese mediche tanto elevate da ridursi in uno stato di povertà estrema, e devono provare a trovare un modo per sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno. Sono circa 100 milioni le persone che ogni giorno […]

di Giulia Cavalcanti

Senza un sistema sanitario universale come quello italiano, in molti Paesi i pazienti sono costretti a sostenere delle spese mediche tanto elevate da ridursi in uno stato di povertà estrema, e devono provare a trovare un modo per sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno. Sono circa 100 milioni le persone che ogni giorno sono costrette a scegliere tra curarsi e soddisfare altre necessità, come mangiare.

È la denuncia lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità presentando un rapporto elaborato insieme alla Banca Mondiale: almeno metà della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi sanitari essenziali; 800 milioni di persone spendono almeno il 10% delle loro entrate in spese sanitarie per se stessi, un bambino malato o un altro membro della famiglia. Ma il rapporto contiene anche notizie positive: nel ventunesimo secolo è stato registrato un aumento del numero di persone che ha accesso ad alcuni servizi sanitari essenziali, come vaccinazioni e possibilità di pianificazione familiare, farmaci antiretrovirali per il trattamento dell’infezione da HIV o zanzariere da letto trattate con insetticidi necessarie per la prevenzione della malaria.

Questi cambiamenti non riguardano però tutti i Paesi in modo uguale. Si registrano infatti differenze molto nette nella disponibilità dei servizi, praticamente del tutto assenti nell’Africa Sub-Sahariana o in Asia meridionale. E sono riportate importanti diseguaglianze non solo tra i Paesi, ma anche all’interno di questi: le medie nazionali possono infatti camuffare l’indisponibilità di servizi sanitari per le parti più svantaggiate della popolazione. Per esempio, nei Paesi a reddito medio-basso, solo il 17% delle mamme e dei bambini più poveri riceve i servizi necessari, a fronte del 74% delle famiglie più benestanti.

"È assolutamente inaccettabile che a metà del mondo manchino i servizi sanitari più essenziali – ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS -, quando una soluzione esiste: la copertura sanitaria universale, che permette a tutti di ottenere servizi sanitari quando e dove se ne ha bisogno e senza richiedere un contributo economico".

"Il rapporto chiarisce che dobbiamo agire in modo serio, non solo per raggiungere livelli più alti di salute ma anche per porre fine alla povertà, e concentrare urgentemente i nostri sforzi per raggiungere la copertura sanitaria universale – ha affermato il Presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim -. Gli investimenti sulla salute e, in generale, sulle persone, sono essenziali per creare capitale umano e rendere sostenibile ed inclusiva la crescita economica. Ma il sistema è malfunzionante: è necessario cambiare il modo in cui mobilitiamo le risorse per la salute e per il capitale umano, soprattutto a livello nazionale. La Banca Mondiale sta lavorando su diversi fronti per aiutare gli Stati a spendere di più e in modo più efficace per la propria popolazione e per incentivare il loro sviluppo verso un modello di copertura sanitaria universale", ha concluso.

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